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Santa Maria "in Silvis" deriva il suo nome dalla presenza, nell'antichità, di estese selve e fitti boschi sia lungo le rive del fiume Potenza che lungo il pendio della collina stessa su cui si trovava il castello dei signori di Ajano, oggi perduto. Nella zona sono state rinvenute tracce eloquenti, della presenza dell'uomo in epoca paleolitica.

E a partire dal Neolitico (IV-III millennio a.C.) che sorsero nella regione numerosi centri di vita organizzata di genti che praticavano un'agricoltura rudimentale e l'allevamento di animali domestici. Stanziate all'aperto, su terrazze fluviali, vicino ai corsi d'acqua, queste popolazioni vivevano raggruppate in piccoli villaggi di capanne fatte di pali e frascami e con le pareti intonacate di argilla.

Negli anni '60, sulla sommità della collina, sono stati portati alla luce reperti di queste civiltà. Tra questi si annoverano frammenti di vasi con ansa a rocchetto e con margini arricciati in guisa di cornetti, uno scodellone troncoconico dalla larga imboccatura ornato interamente da incisioni triangolari.

Segni che testimoniano come la selce continuasse a costituire la materia prima per creare armi e strumenti: punte sessili, cuspidi di freccia, grattatoi, punteruoli, spatole, aghi con cruna, denti di animale forati usati come ornamento. La creta invece costituiva la base per la creazione di vasi multiformi, destinati a svariati utilizzi.

L'attuale chiesa è stata edificata sulle rovine di una chiesetta fatta costruire fin dal 1042 (come testimoniano antichi istrumenti) dai signori di Aiano ed aggregata nel 1096 all'Abbazia di Rambona.

Della celebre Abbazia, in stile romanico, a navata unica e tetto a capriate lignee, restano le residenze dei monaci e la grancia, fabbricato dove era riposto il grano, e che, secondo le regole dell'ordine benedettino, era sede di una vera e propria azienda agricola.Nel 1151, l’abate di Rambona, con il consenso del vescovo Grimaldo di Osimo, donò tutte le proprietà di Santa Maria in Selva all’Abbazia di Santa Maria in Chiaravalle di Fiastra, legandola alle sue vicende per molti secoli e facendone un punto di riferimento importante per lo sviluppo religioso e culturale della zona. Un gruppo di case coloniche sorse intorno alla comunità benedettina: la gente del luogo non poté non risentire del benefico influsso esercitato dalla regola monastica dell’ora et labora.

Dal l581 la tenuta di Santa Maria in Selva, di molto ampliata, vide le sue vicende legarsi prima a quelle della Compagnia di Gesù, quindi, dal l773, a quelle della nobile famiglia dei Bandini da Camerino. Eretta a Vicaria Curata nel 1920, la Chiesa fu costituita parrocchia a pieno titolo giuridico nel 1945 all’atto della donazione da parte del principe Carlo Giustiniani Bandini.

L'attuale chiesa, nella metà degli anni '90 è stata sapientemente restaurata e vi si possono ammirare gli affreschi del pittore Giuseppe Fammilume di Pollenza ed anche lo splendido altare il ceramica realizzato dalla famosa Fornace Bartoloni (ora non più esistente) sempre su disegno del Fammilume.

Santamariainselva

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